venerdì 3 settembre 2010

            

 
   
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SCHEDE DEI FILM

Frankenstein junior (1974)
[Young Frankenstein – USA 1974]

Regia: Mel Brooks
Interpreti: Gene Wilder (dott. Frederick Frankenstein), Peter Boyle (la creatura), Marty Feldman (Igor), Madeline Kahn (Elizabeth), Cloris Leachman (Frau Blucher), Teri Garr (Inga), Gene Hackman (l’eremita), Kenneth Mars (Ispettore Kemp).
Distribuzione: 20th Century Fox
Soggetto: Mel Brooks e Gene Wilder, a partire dal romanzo Frankenstein di Mary Shelley
Sceneggiatura: Mel Brooks e Gene Wilder
Fotografia (normale/bianco e nero): Gerald Hirschfeld
Musiche: John Morris
Montaggio: John C. Howard
Durata: 106’
Produzione: Michael Gruskoff

Il giovane dottor Frederick Frankenstein, nipote del più celebre Viktor Frankenstein, è un medico e un appassionato scienziato. Un giorno viene richiamato in Transilvania per ricevere l’eredità dell’avo. Giunto nel paese vicino al castello di famiglia, incontra il servo deforme Igor, la giovane e carina Inga e fa conoscenza con Frau Blucher, la misteriosa governante del castello. Venuto in possesso della biblioteca segreta di Viktor, il giovane Frederick decide di tentare l’esperimento di dare vita a una creatura. Naturalmente la nuova creatura semina, non appena si muove, terrore e morte; è, tuttavia, vulnerabile perché incline alla compassione e, soprattutto, all'amore. La situazione si complica quando arriva Elizabeth, la fidanzata di Frederick…

Frankenstein junior è probabilmente la parodia meglio riuscita di Mel Brooks, forse perché è chiaro l’amore per il genere (i vecchi film dell’orrore) che ispira il suo scrivere. È un film con un buon ritmo, appena un po’ lungo (si poteva tagliare, forse, qualche minuto), ma che causa risate in continuazione rivisitando con arguzia i luoghi comuni dei vecchi film in bianco e nero. Il genere è quello, tipicamente yiddish, della parodia scanzonata, e Mel Brooks, proveniente da una famiglia di ebrei polacchi, si giova della collaborazione di altri mitteleuropei (Gene Wilder viene da una famiglia russo-polacca, Marty Feldman ha origini ucraine, ecc.). I dialoghi sono brillanti, così come le situazioni comiche, che mescolano il vaudeville e la commedia, la comicità fisica e i giochi di parole. Il tutto fatto con gusto e intelligenza, facendo impallidire le numerose parodie che oggi, con grazia e verve decisamente inferiori, vengono sfornate dall’industria di Hollywood. Alcune gag sono, poi, semplicemente memorabili, e sono passate nella storia del genere. Da sottolineare la perfetta interpretazione di Gene Wilder, con un eccellente Marty Feldman come spalla, e il fatto che la pellicola non ha alcuna morale nascosta: Mel Brooks vuole solo farci ridere, e va ringraziato per questo.
Il film ha ricevuto due nominations agli Oscar e qualche premio minore, il che conferma come per molti critici (e forse per il pubblico) far ridere sia meno importante che far piangere o far riflettere. Eppure la cura della fotografia e l’estro delle trovate meritavano qualche cosina di più. Vedere per credere.

FONTI: ACEC (www.acec.it), Rivista del cinematografo (www.cinematografo.it), Internet Movie Database
(www.imdb.com), Film & Chips (www.iann.it/film).