Frankenstein junior (1974)
[Young
Frankenstein – USA 1974]
Regia: Mel Brooks
Interpreti:
Gene Wilder (dott. Frederick Frankenstein), Peter Boyle (la creatura), Marty
Feldman (Igor), Madeline Kahn (Elizabeth), Cloris Leachman (Frau Blucher), Teri
Garr (Inga), Gene Hackman (l’eremita), Kenneth Mars (Ispettore Kemp).
Distribuzione:
20th Century Fox
Soggetto: Mel Brooks e Gene
Wilder, a partire dal romanzo Frankenstein
di Mary Shelley
Sceneggiatura: Mel Brooks e Gene
Wilder
Fotografia (normale/bianco e nero):
Gerald Hirschfeld
Musiche:
John Morris
Montaggio:
John C. Howard
Durata: 106’
Produzione:
Michael Gruskoff
Il
giovane dottor Frederick Frankenstein, nipote del più celebre Viktor
Frankenstein, è un medico e un appassionato scienziato. Un giorno viene
richiamato in Transilvania per ricevere l’eredità dell’avo. Giunto nel
paese vicino al castello di famiglia, incontra il servo deforme Igor, la giovane
e carina Inga e fa conoscenza con Frau Blucher, la misteriosa governante del
castello. Venuto in possesso della biblioteca segreta di Viktor, il giovane
Frederick decide di tentare l’esperimento di dare vita a una creatura.
Naturalmente la nuova creatura semina, non appena si muove, terrore e morte; è,
tuttavia, vulnerabile perché incline alla compassione e, soprattutto,
all'amore. La situazione si complica quando arriva Elizabeth, la fidanzata di
Frederick…
Frankenstein
junior è probabilmente la parodia meglio riuscita di Mel Brooks, forse
perché è chiaro l’amore per il genere (i vecchi film dell’orrore) che
ispira il suo scrivere. È un film con un buon ritmo, appena un po’ lungo (si
poteva tagliare, forse, qualche minuto), ma che causa risate in continuazione
rivisitando con arguzia i luoghi comuni dei vecchi film in bianco e nero. Il
genere è quello, tipicamente yiddish,
della parodia scanzonata, e Mel Brooks, proveniente da una famiglia di ebrei
polacchi, si giova della collaborazione di altri mitteleuropei (Gene Wilder
viene da una famiglia russo-polacca, Marty Feldman ha origini ucraine, ecc.). I
dialoghi sono brillanti, così come le situazioni comiche, che mescolano il vaudeville
e la commedia, la comicità fisica e i giochi di parole. Il tutto fatto con
gusto e intelligenza, facendo impallidire le numerose parodie che oggi, con
grazia e verve decisamente inferiori, vengono sfornate dall’industria di
Hollywood. Alcune gag sono, poi,
semplicemente memorabili, e sono passate nella storia del genere. Da
sottolineare la perfetta interpretazione di Gene Wilder, con un eccellente Marty
Feldman come spalla, e il fatto che la pellicola non ha alcuna morale nascosta:
Mel Brooks vuole solo farci ridere, e va ringraziato per questo.
Il film ha ricevuto due nominations
agli Oscar e qualche premio minore, il che conferma come per molti critici (e
forse per il pubblico) far ridere sia meno importante che far piangere o far
riflettere. Eppure la cura della fotografia e l’estro delle trovate meritavano
qualche cosina di più. Vedere per credere.
FONTI: ACEC (www.acec.it), Rivista del cinematografo
(www.cinematografo.it), Internet Movie
Database
(www.imdb.com), Film &
Chips (www.iann.it/film).
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